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Le Terme
di Riolo nascono nel clima della cultura idroterapica ottocentesca,
esclusivo appannaggio degli aristocratici. Dopo la diffusione avvenuta in
epoca romana, gli stabilimenti termali erano infatti tornati in uso
nell’Ottocento, grazie alle concezioni illuministe, che partendo
dall’Inghilterra, avevano raggiunto l’Italia.
L’architettura legata a questo clima culturale è prevalentemente liberty,
come testimoniano, solo per fare un paio di esempi, le Terme Berzieri di
Salsomaggiore e gli stabilimenti balneari di Viareggio.
Il
progetto delle Terme di Riolo (ideato dall’ingegnere Antonio Zannoni) fu
approvato nel 1870 e inaugurato nel 1877, sebbene le prime testimonianze
che attestano un culto delle acque sul territorio risalgano ancora al I
secolo a.C.
Già nel periodo romano, infatti, era diffusa l’idea che le
acque termali possedessero sia potere taumaturgico e salvifico (stimolare
la fecondità, avere il potere di allungare la vita, ecc.) che una valenza
magica (provocare la caduta dei capelli, togliere la vista, fare
impazzire, ubriacare, ecc.); ma, soprattutto, si pensava che potessero
curare malattie respiratorie e della pelle.
Le Terme di Riolo furono il
risultato anche di un’esigenza di tipo igienico: già in epoca napoleonica
il bacino idrico fu purificato e “razionalizzato”, per renderne le acque
più salubri a fini di pubblica utilità (fino a quel momento, infatti, le
medesime acque potevano essere utilizzate sia per le abluzioni che per
essere deglutite).
Al
progetto di Zannoni si aggiunse il contributo dell’architetto Anselmo
Mongardi, il quale costruì, all’interno del giardino, un grande albergo,
piccole ville per gli ospiti, alloggi e uffici per il personale, sale per
inalazioni, locali di ritrovo ed impianti igienici; integrando e facendo
dialogare natura e architettura, il progetto di Mongardi mostra di avere
subìto il fascino dell’architettura termale anglossassone di impianto
illuminista, secondo cui l’edificio funzionale all’idroterapia deve
avvalersi anche delle virtù salutari della natura, e quindi possedere
un’architettura “aperta” ad essa.
Sin
dall’inizio, le terme di Riolo seppero unire la valenza terapica a quella
di svago e divertimento (furono anche sede, per esempio, di gare sportive,
giochi d’azzardo, concerti, ecc.), ereditando, in qualche modo, quella
funzione sociale che aveva avuto la tipologia termale nell’antichità; per
questi motivi esse diventarono una delle principali sedi della mondanità
della Belle-Epòque e rappresentarono una delle mete predilette dagli
aristocratici per i loro soggiorni estivi; tra i tanti, ricordiamo
Pellegrino Artusi (cliente abituale), Teresa Gamba Guiccioli (amante del
famoso poeta romantico inglese Lord Byron), la figlia di Gioachino Murat
(generale di Napoleone Bonaparte), e, in periodo fascista, la visita
ufficiale di Benito Mussolini.
Dopo il
declino conosciuto nei primi anni del Novecento, a causa della cattiva
gestione dei Fratelli Ceriana (banchieri torinesi), solo a partire dal
1925 le terme ritrovarono l’antico prestigio: rilevate da un gruppo di
imprenditori milanesi intenzionati a trasformare la cittadina in una sorta
di “stabilimento termale di massa”, verso la fine del decennio lo
stabilimento era di nuovo annoverato tra le principali stazione termali
italiane (fama di cui gode tutt’oggi).
Purtroppo, durante la II guerra mondiale, lo
stabilimento venne quasi interamente raso al suolo, causando la
distruzione di molti padiglioni originari.
Le Terme di Riolo ai
giorni d’oggi:
Fortunatamente, nel 1945
un imprenditore di Lugo, Andrea Tabanelli, rilevò nuovamente le terme
rimodernizzandole e favorendo così la loro definitiva ripresa economica.
Nel 1956 Tabanelli morì, lasciando lo stabilimento ai suoi successori.
Oggi le terme di Riolo sono una società per azioni.
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Approfondimento:
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La cultura idroterapica e la nascita del termalismo
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La cultura
della cura del corpo è nata in epoca greca ed era legata agli usi
orientali; in seguito, i Greci la tramandarono ai Romani.
I Greci
iniziano a rappresentare l’”arte del bagno” (l’atto di lavarsi e prendersi
cura del corpo) in epoca ellenistica: ce lo ricordano, per fare solo un
paio di esempi, L’AFRODITE CNIDIA di PRASSITELE (v. foto a sinistra) e l’APOXYOMENOS
di LISIPPO (v. foto a destra).
La cultura
termale nasce e si sviluppa in epoca romana, e viene promossa soprattutto
dalla politica imperiale; oggi, a Roma, sono ancora visibili i resti delle
terme di TRAIANO, CARACALLA, DIOCLEZIANO e AGRIPPA, edificate a fini di
igiene pubblica, e dunque aperte a tutte le classi sociali.
Fino ad
allora, sebbene solo le famiglie prestigiose potessero permettersi il
bagno in casa,
i Romani
usavano lavarsi quotidianamente mani, bocca e occhi; il resto del corpo
veniva lavato ogni nove giorni (nundina) ai bagni, pubblici o privati, a
pagamento.
Gli
edifici termali non erano solo un luogo deputato all’igiene del corpo, ma,
anche luogo di svago, di sport e di relazioni pubbliche; dal punto di
vista architettonico, essi erano concepiti come ville, con giardino,
porticato e, all’interno le aule termali vere e proprie; la concezione di
integrare natura e architettura, favorendone un diretto contatto, fu
un’eredità che i Romani mutuarono dalla Grecia e dall’Oriente.
All’interno, le aule (absidali) per la sauna e la detersione erano
sfarzose, decorate con marmi policromi e attorniate dai luoghi per
svolgere gli esercizi ginnici.

Chi si
recava alle terme, dai più giovani ai più anziani, seguiva un preciso
percorso: inizialmente si effettuavano esercizi ginnici (come la
pallacorda e la lotta greco-romana, che si svolgevano sotto porticati o
all’aperto); in un secondo momento, il passaggio nello spogliatoio (APODYTHERIUM);
infine, il percorso curativo vero e proprio, attraverso i seguenti
ambienti:
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TEPIDARIUM: stanza scaldata solo dal basso, contenente una vasca di acqua
tiepida (in cui non ci si doveva immergere); questo ambiente serviva per
abituarsi alle alte temperature delle stanze successive.
-
CALIDARIUM: sorta di “sauna”, costituita da un ambiente riscaldato tramite
un lucernaio e il pavimento (anche qui non ci si immergeva nell’acqua);
-
FRIGIDARIUM: stanza con piscina di acqua fredda, in cui immergeresi alla
fine del percorso.
In ultimo,
venivano effettuati massaggi e ci si cospargeva il corpo di oli profumati
MAKE-UP.
Al mattino, prima
di recarsi alle terme, le donne di tutte le classi sociali facevano la
toeletta. Per profumare il corpo e per evitare l’invecchiamento della
pelle usavano unguenti, pomate ed essenze.
Per
detergere il viso usavano incensi e fave, come sbiancanti cumino e melo
selvatico, come astringenti papavero, come emollienti bulbi di narciso,
burro per l’acne, placenta di mucca ed escrementi di uccelli per le
macchie sul viso.
Il trucco
era costituito da: fondotinta (miele mischiato ad altre sostanze), polvere
di ematite (per la pelle splendente) e quella di antimonio (per allungare
i sopraccigli e per delineare le ciglia), fard (terra rossa).
Gli
oggetti per il make up, insieme ad uno specchio venivano custoditi in un
armadietto (una sorta di “beauty case moderno”). |
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La città di cura nell’esperienza europea ottocentesca
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La stazione climatica di cura trova il suo punto di riferimento sul
concetto settecentesco di “natura” che, specialmente in Inghilterra,
influenza le nuove concezioni urbane del “pittoresco” e del giardino
inglese. Tale concetto, che si manifesta nell’evoluzione del gusto e del
pensiero, trae le proprie matrici dall’ideologia panteistica (cioè di
comunione perfetta tra uomo e natura) illuminista e dalle influenze
orientali.
Le ricerche sulla climatologia, effettuate in questi anni, ripropongono i
benefici del termalismo come risultato dei processi che riguardano sia la
cura del corpo che dell’intelletto, in antitesi a quella concezione che
vedeva la struttura umana divisa tra processi meccanici fisiologici del
corpo e idee razionali dell’anima.
Su questi concetti romantici di rigenerazione del corpo e dello spirito,
inseriti in una nascente sperimentazione scientifica sugli usi terapeutici
degli elementi naturali, si fonda il successo e l’inequivocabile fascino
dei centri balneari dell’epoca (Marienbad, Bath, ecc.).
Il termalismo, quindi, ripropone l’ideale romantico della natura come
mezzo per la purificazione del corpo e dello spirito.
L’innovazione del periodo nei procedimenti curativi è costituita dalla
scoperta dei benefici influssi del clima marino, che alcuni medici inglesi
propongono alla metà del secolo XVIII, mediante "bagnature" di acqua
marina che, per la loro composizione chimica contenente bromo e iodio,
risultano particolarmente efficaci per le malattie polmonari e
cardiocircolatorie (a quel secolo, molto diffuse). La talassoterapia,
l’idrologia e la climatologia divengono in questo secolo i nuovi strumenti
per la cura del "mal sottile" e delle malattie nervose, particolarmente
frequenti nelle classi aristocratiche europee.
Dai primi centri balneari, inglesi per cultura e posizione geografica,
l’uso della villeggiatura a scopo di cura si sviluppa anche in Francia, in
Italia e sulla costa austro-illirica.
La cultura delle bagnature arriva in Italia già nel 1700 per contatti con
l’esperienza francese, ma otterrà un riconoscimento scientifico ufficiale
nel secolo successivo, con l’opera promossa dagli ospizi marini.
Il primo centro italiano in cui si pubblicízzano le cure balneari marine è
Livorno e i primi stabilimenti per la cura sono composti da stanzette
poste lungo il mare, nelle quali sono collocate delle tinozze, che
riempite d’acqua marina, offrono un bagno freddo o riscaldato. A Livorno
vengono realizzati anche stabilimenti galleggianti, che stazionano nelle
acque della darsena del porto, difesi dalle mareggiate, creando
l’opportunità di un bagno più igienico di quello lungo la costa.
Parallelamente, anche a Viareggio, seguendo il manuale dei bagni di mare
del dottor Giannelli, vengono realizzati i primi stabilimenti balneari,
che forniscono il prototipo esemplare della cura all’aria aperta e delle
bagnature.
Gli stabilimenti per le cure
marine sono dunque le nuove attrezzature che determinano il lancio delle
stazioni italiane di questo periodo
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Bibliografia di riferimento:
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-
ALBERTONI, PIETRO, Le terme di Riolo Bagni nella storia e nella scienza,
in “Terme e riviere”, XXX (15 maggio 1931);
-
CIVIDALI, ANDREA, Riolo e le Sue acque minerali, Bologna, 1892;
-
COSTA, LEONIDA, La balneo-crenoterapia e la nascita del termalismo di
massa nella Romagna dell'Ottocento, Faenza, 1990; ID., Il centenario
delle terme di Riolo, da “In Provincia”, Gambettola, 1978; ID., De aquis
Rioli : cenni storici sulle terme di Riolo, Imola;
-
CREMA, ALBERTO, Lo stabilimento di Riolo e la società idroterapica
italiana, Roma, 1901;
-
FARNETI, PIETRO, Le terme di Riolo Bagni : loro evoluzione storica e
loro recenti orientamenti terapeutici, in “Rivista delle stazioni di
cura soggiorno e turismo”, VI-VII (1940);
-
FELETTI, RAIMONDO, Sull'acqua solforosa di Riolo, detta della Breta,
Bologna, 1887.
-
ISTITUTO PER I BENI CULTURALI DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA (a cura
dell’) Insediamento storico e beni culturali comuni di Brisighella,
Casola Valsenio, Modigliana, Riolo Terme, Tredozio, Faenza, 1981;
-
LORENZINI, ERMETE, (a cura di) Monografia dello stabilimento
idroterapico : cenni storici delle sue acque minerali, Bologna, 1884;
-
MICHELONI, A., Il
termalismo a Riolo: analisi e prospettive, in “Bollettino economico :
pubblicazione mensile della Camera di Commercio, Industria ed
Agricoltura”, I (1952).
-
POLETTI, PAOLO, Le etrusche terme di Riolo Bagni, in “Ravenna/ a cura
dell'Ente provinciale per il turismo” (Scritti di vari estr. da “Riviera
adriatica”), 1953.
-
QUINTERIO, FRANCESCO, Immagini sulle acque: Riolo Terme 1900 : tratto
dall'archivio di Leonida Costa (Catalogo della Mostra omonima tenuta a
Riolo Terme dal 28 luglio al 30 agosto 1984), Faenza, 1984.
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